Angela Ciampagna: le radici e oltre

AngelCiampagnaProfumi

Profumi che ritraggono la passione di una sperimentatrice dell’olfatto, preservati in flaconi di pregio. Così sono le creazioni di Angela Ciampagna, che nel 2015 ha fondato la sua linea di fragranze partendo da una consolidata esperienza con Label – Laboratorio Artigianale di Profumeria, un “opificio” come ama chiamarlo, in cui si occupa insieme a Enrico Maraffino dell’intero processo di produzione, dall’idea all’imbottigliamento.
Angela Ciampagna presenta le sue creazioni venerdì 26 maggio durante il Perfume Showcase di Smell Festival, e in attesa di questo evento ci racconta quali sono le fonti di ispirazioni che legano i suoi profumi alla sua terra d’origine, l’Abruzzo. Ma anche di un interesse per tutto ciò che nella vita ci porta fuori dalle abituali traiettorie, in un intreccio di radici e di libertà. Così ci parla del recente terremoto che ha duramente colpito l’Abruzzo e di come le “imperfezioni” della vita possono essere trasformate in straordinarie occasioni di crescita e di unione. Come in una fragranza dove elementi contrastanti convivono e si armonizzino grazie a un sapiente bilanciamento degli ingredienti, alla cura, e al tempo: vero e proprio lusso dell’Alta Profumeria.

Il tema delle radici è un plus che ritroviamo nella piramide olfattiva delle tue fragranze. Potresti descriverci il fil rouge che unisce i sentori della tua terra alle tue creazioni olfattive?

Molti credono che sia il legame con la mia terra a stimolare le mie creazioni, ma non è così. Non è tanto il legame con la mia terra, ma il legame con la terra, con la vita, col sentire senza limiti e con la voglia di superare ogni preconcetto. Il lavoro di creare profumi è prima di ogni altra cosa grande umiltà e senso della misura. L’eleganza del profumiere è questa: saper andare oltre, senza perdere di vista le radici. In queste radici c’è il background, c’è lo studio, c’è la propria storia, il proprio credo filosofico, il proprio stile, il proprio amore e odio e va messo tutto, bilanciando con cura e rispetto le diverse frazioni aromatiche; e, come nella vita, non è difficile fare cadute di stile. Le radici sono molte, molte e diverse e ogni radice ha un suo tono e una sua evoluzione. Non basta sapere come evolverà da sola, per esempio, la radice di liquirizia, occorre anche valutare cosa accadrà mettendola a confronto con altre “radici”, quindi è un continuo lavoro di valutazione di movimenti e incontri. Un vero parallelismo con quello che dovremmo fare nella vita di tutti i giorni, mettendoci in gioco, mescolandoci, lasciandoci “sporcare” da altre “radici” per diventare più ricchi; così da poter rendere la “propria” liquirizia più aromatica e pungente grazie all’incontro con le radici di vetiveria zizanoides, o, all’occorrenza, più cipriata, penetrante e nostalgica grazie all’incontro con il rizoma di iris.

Le due collezioni, Hatria e, in particolare, Cineres, sono ispirate a concetti apparentemente in contrasto: sacro e profano, tradizione e modernità. Come sei riuscita a combinare questi opposti?

Il nostro marchio si lascia ispirare dai luoghi in cui i profumi sono prodotti, prima di tutto il borgo di Atri che, come tantissime altre cittadine del Centro Italia, racchiude in sé ogni possibile contraddizione. Ma non solo, quasi sempre le contraddizioni si compenetrano. Prendiamo ad esempio la collezione Cineres, che trae ispirazione dalla Notte dei Faugni, una celebrazione plurimillenaria per la città di Atri, antecedente alla cristianità. Oggi, alla celebrazione pagana dei fuochi portati a mano per le vie della città si affianca, in direzione opposta, una processione cristiana (alle 5 di mattina dell’8 dicembre di ogni anno). Ma ciò che è rimasto veramente “sacro” è il rispetto per la tradizione pagana e la religione ha dovuto “scegliere” il rito pagano come momento di aggregazione cittadina. Questo è solo un esempio di come il confine tra i contrasti dell’Italia peninsulare sia estremamente labile. Le materie prime della profumeria permettono di raggiungere questo effetto in modo estremamente naturale, se l’obiettivo è quello di creare profumi realmente artistici e innovativi. Spesso le materie prime naturali contengono già in loro delle contraddizioni, mentre le materie prime di sintesi possono richiamare diverse suggestioni. Così, Fauni ha sì un’atmosfera, un’aurea floreale, ma è un profumo resinoso. Mentre Ignes sembra subito suggerire il fuoco, ma ci si accorge ben presto che è un fuoco gentile, che avvolge solo per donare una sensazione di sacra immortalità.

La tua officina profumiera è una piccola realtà fortemente legata all’artigianalità e alla costante ricerca della qualità dentro e fuori il flacone che racchiude ogni profumo. Ci racconti il processo produttivo grazie al quale riesci a raggiungere l’eccellenza delle tue fragranze.

Label Laboratorio Artigianale di Profumeria è il nostro opificio, è qui dentro che nasce tutto ed è qui dentro che lavoriamo insieme io ed Enrico Maraffino, Technical e Production Manager dell’officina. Noi siamo una coppia nel lavoro, ma siamo anche una coppia dai tempi dell’Università a Bologna. Nella nostra officina ogni singola procedura è frutto di ricerca. Alla ricerca segue un mantra per tutto lo staff «Fare bene e meglio di ieri». Quando lavoriamo ci dimentichiamo di tutto, dobbiamo divertirci, dobbiamo seguire il ritmo, dobbiamo essere esaltati, altrimenti il risultato non è lo stesso. Nella nostra officina, ogni fase di produzione è, e sarà, frutto di diversi know-how incrociati. Molte procedure le abbiamo carpite dal settore di produzione di aromi alimentari, come per esempio la filtrazione a sacco, che ci permette di avere un effetto brillantato, preservando però al meglio le singole materie prime, che non subiscono stress e perdite quantitative e qualitative, dovute alle più alte pressioni delle filtrazioni a pompa che eseguivamo anni fa. Ancora prima della filtrazione poniamo una grande cura nella ricerca delle materie prime e della loro macerazione: in questa fase nessuna fretta, solo tempo, tempo, tempo e lenta miscelazione. Le tecniche recuperate dagli antichi opifici italiani di inizio secolo sono diverse, ma anche le nuove tecniche danno come risultato prodotti d’eccellenza. Alla base di tutto c’è la voglia di fare sempre e solo meglio. Lavorare in modo artigianale non vuol dire rincorrere le grandi produzioni, ma fare bene e con un ingrediente raro: la libertà di fare oltre le esigenze di marketing, oltre le mode, oltre i numeri. L’artigiano ha come obiettivo coltivare un onore, assoluto: la perfezione.

Esiste un accordo Angela Ciampagna? Una firma olfattiva, un’ombra colorata, un coté retrò che possiamo ritrovare in tutte le tue creazioni?

Certamente, questo segno è l’imperfezione, che per me vuol dire seguire il proprio stile unico e libero. L’imperfezione è un luogo dello spirito, uno stato che si ottiene se si ha il coraggio di rompere le righe, di essere sé stessi. Il segno imperfetto lo ricerco sempre perché un fiore non diventi troppo pieno di sé e perché una composizione verde non sia troppo ingenua. La vita reale non è mai perfetta e ci coglie di sorpresa, sempre e comunque; preferisco quindi vedere, sentire, toccare, maneggiare e avere a che fare con chi non si oppone alle imperfezioni. Dalle imperfezioni nascono meravigliose opportunità.

La tua bellissima regione è stata recentemente sfregiata da un sisma devastante e anche la tua attività è stata compromessa da tale evento rovinoso. Cosa significa per te il desiderio e la forza di ripartire, nonostante tutto?

Per noi è stato un periodo molto complicato. Sia emotivamente che operativamente, con un fermo fabbrica serio e complesso da gestire. Abbiamo dovuto rivedere tutto, reinvestire da capo. Ricollocare la nostra ditta. Ancora oggi camminiamo sul filo. La nostra è una realtà a conduzione famigliare e quindi è immaginabile quanto questo evento abbia inciso sulla serenità famigliare, ma ne usciremo rafforzati tutti. Questo “allenamento” ci farà bene. Non mollare mai: ci siamo subito rialzati, sulle nostre gambe, con le nostre forze, abbiamo raccolto i cocci e cercato la “colla” e nuovi “vasi”. Abbiamo passato notti insonni. In queste circostanze non bisogna aspettare che qualcuno faccia al nostro posto. Noi siamo ripartiti con quello che avevamo. Adesso abbiamo una nuova officina, quasi totalmente operativa. Abbiamo anche aperto le porte a una nuova risorsa che si occupa del reparto cereria, un ragazzo che, come noi, ha dovuto raccogliere i cocci… muovendosi dalla Guinea fino a qui. Queste situazioni estreme servono a dare più spessore alle anime. Vorrei cogliere l’occasione per augurare forza e coraggio a tutte le aziende delle terre colpite dal sisma del Centro Italia e ringraziare quanti ci sono stati vicini in questo periodo, i clienti per i quali Label produce, che ci hanno aspettato, dandoci il tempo di rimetterci in moto, e in modo speciale un gruppo di amanti dell’Alta Profumeria Artigianale che ci ha donato un supporto economico, per noi molto importante. Grazie Amici. Vedi, alla fine le “imperfezioni” della vita creano cose meravigliose.