Grazie alla collaborazione con Aquacosmetics, il pubblico di Smell Festival 2015 ha potuto vivere un incontro ravvicinato con uno degli storici marchi della profumeria francese, Molinard, celebre per il profumo Habanita (1921) emblema dello spirito d’indipendenza femminile e della modernità. Fondata a Grasse nel 1849, Molinard intraprende oggi con successo la sfida più importante per il futuro del profumo, quella legata tutela della tradizione in un settore che vede centinaia di nuovi lanci ogni anno e che costantemente si confronta con nuovi gusti e normative.
In questa intervista abbiamo rivolto alcune domande a Jean-Pierre Lerouge-Bénard che per molti anni è stato alla guida della Maison.
(BC) Come descriverebbe i valori rappresentati dal marchio Molinard e qual è il segreto della longevità della Casa?
(JPLB) La filosofia che Molinard ha tramandato di generazione in generazione è il rispetto di una tradizione, quella che si basa sull’esigenza della qualità. Molinard è un marchio ricco di storia e fa parte della cultura dell’alta profumeria. Incarna una certa idea francese di art de vivre. Inoltre è un marchio di Grasse il fulcro della profumeria, perciò, con questo retaggio e questo saldo ancoraggio, la nostra filosofia non ha nulla di simbolico, non c’è nulla di superficiale in tutto ciò. Molinard ha ricevuto il riconoscimento EPV, il marchio “patrimonio vivente” assegnato dallo Stato francese alle aziende d’eccellenza in possesso di un savoir faire tradizionale di particolare valore. A quanto mi risulta solo tre marchi di profumeria hanno ricevuto questo riconoscimento. Visto che il profumo è considerato un lusso, a maggior ragione è importante restare fedeli alla propria autenticità. L’autenticità e la fiducia sono valori fondamentali. Per noi è essenziale rimanere “veri”.
(BC) Fin dal 1849 Molinard prosegue il suo cammino passando di generazione in generazione. Quali sono i maggiori vantaggi di un’azienda familiare?
(JPLB) Siamo in effetti tra i pochi soggetti della profumeria a essere rimasti indipendenti e ancorati alla nostra impostazione di azienda familiare. La volontà di sviluppare e mantenere un marchio di famiglia nel mondo del profumo, così come accade per altri settori, è secondo me uno dei principi chiave. Conosco persone che hanno ceduto la loro azienda a grandi gruppi: in genere sono ben amministrati e hanno buoni risultati, ma la loro immagine e la loro filosofia soffre di questo. Allo stesso modo ne soffre il loro rapporto con il personale interno che non crede più nel marchio.
Sono convinto che un patrimonio come quello di Molinard, completamente iscritto nella storia della nostra famiglia, se sai come usarlo, non è un freno ma un piede nella staffa per crescere ancora. Se Molinard può legittimamente vantare un vero e proprio DNA per il profumo, è anche vero che ogni nuova generazione ha la propria personalità. Célia, che oggi porta avanti Molinard, lo fa nella libertà di poter intraprendere le proprie scelte. La continuità familiare non può essere un blocco o un limite, tutto ciò è proprio l’opposto di Molinard. Naturalmente l’indipendenza ci consente una maggiore libertà d’azione, non siamo forzati, come la maggior parte dei manager, a ragionare in un’ottica semplicistica di breve termine. Di certo possiamo realizzare nuove creazioni liberamente. Siamo molti legati a questo aspetto, perché in profumeria è essenziale suscitare emozioni e queste non vanno a comando, anche se constatiamo una oltraggiosa “marketizzazione” nel profumo che va di pari passo con la standardizzazione dei prodotti e la “monocultura globalizzata”.
(BC) Come sente che si evolverà Molinard nella prossima generazione?
(JPLB) Fin dal mio arrivo alla guida dell’azienda ho lavorato molto per rinnovare il marchio. Nel 1983 Molinard era una vecchia signora che siamo riusciti a modernizzare creando prodotti in grado di calzare maggiormente con il mercato. Ma è anche vero che il nostro margine di manovra rimane stretto. Com’è possibile modernizzare Molinard mantenendo intatta la sua anima? Restare nel solco dello spirito che caratterizza la Casa, senza diventare dei pezzi da museo? Si tratta di una cosa molto difficile ma anche estremamente affascinante. Sulla base di questa dialettica dobbiamo rinnovarci costantemente, offrire nuove creazioni e assecondare l’idea di lusso che è parte integrante del marchio, perché la nostra concezione del lusso si basa sull’eccellenza e sull’emozione piuttosto che sull’ostentazione.