Intervista ad Antonio Gardoni (Bogue Profumo)

Antonio Gardoni | Bogue Profumo | BO-gue BO-logna BO-ooom

Antonio Gardoni, fondatore di Bogue Profumo, ha preso parte alla 6a edizione di Smell Festival partecipando con le sue creazioni all’atteso Perfume Showcase che si è svolto venerdì 22 maggio al Grand Hotel Majestic “già Baglioni”. Durante la serata Gardoni ha presentato la sua nuova fragranza, O/E, con un’originale sitema di “olfazione” che ha stupito il pubblico.

Gli abbiamo richiesto di raccontarci qualcosa sulla sua passione per la profumeria e sul suo lavoro.

(DB) Architetto, interior designer e profumiere. Come nasce la sua passione per la profumeria artistica e come si coniuga con gli studi in architettura e la sua professione di designer?
(AG) Siamo abituati a pensare e credere che fra le cose che ci accadono e che facciamo ci siano dei collegamenti, ma io non ne sono così sicuro. Indubbiamente amo la fisicità della materia, sia essa una pietra, un vetro azzurrino o un intreccio di fili, così come una resina appiccicosa, una corteccia bruciata e dell’erba profumata. Amo gli odori più che i profumi che si vendono nei negozi, amo soprattutto gli odori della natura e credo che i miei esperimenti odorosi nascano quasi tutti dal piacere che mi danno gli alberi e i boschi.

(DB) Dove trova l’ispirazione per la composizione delle sue fragranze, come la neonata “O/E”?
(AG) L’ispirazione la trovo nel camminare e nel pensare, e ancor di più mentre faccio cose per le quali un giorno ci si chiederà da dove è nata l’ispirazione. Mi ostino a credere e a sentire che il processo coincida con il senso di quello che chiamiamo risultato. O/E è un profumo che è cresciuto ponendosi alternative e variabili possibili, è un profumo del se e del forse.

(DB) Secondo lei quanto è importante la scelta del packaging adeguato all’interno della produzione profumiera, sia dal punto di vista della conservazione e fruibilità del prodotto, sia dalla prospettiva del marketing e dell’estetica?
(AG) La questione packaging è complicata, si intreccia con il mio lavoro di architetto e designer. Mi piacerebbe trovare la soluzione per eliminare tutto quello che c’è intorno al profumo, piuttosto che perdermi in questioni fisiche di estetica e di economia. Il packaging è pesante e vincolante, illude e distrae oltre a farmi perdere un sacco di tempo. Il packaging racconta una storia, e questa storia è profondamente diversa da quella del suo contenuto. Al momento mi diverto ancora a colare i tappi in morbido silicone uno ad uno e mi piace pensare che per aprire un mio profumo si debba entrare in contatto con una sexy-guarnizione.

(DB) Quali sono le maggiori sfide e le più grandi soddisfazioni che si incontrano durante la progettazione e la realizzazione di un profumo personalizzato?
(AG) La difficoltà principale del creare un profumo su misura è trovare un linguaggio comune con il cliente, riuscire a creare un campo da gioco nel quale le regole e le parole d’ordine siano note e condivise, sperando di avere a che fare con persone piacevoli e intelligenti. Il processo per creare un profumo su misura è un viaggio emozionante nel quale lo scambio è la chiave del successo, si possono usare materie prime rare e “proibite”, si possono infrangere regole e inventarne di nuove. È un lavoro lungo e segreto nel quale qualsiasi desiderio o visione viene preso in considerazione.

(DB) Il tema di Smell Festival 2015 è “Performing Scents”. Durante la sua esperienza professionale, le è già capitato di approfondire il connubio tra profumo e arti visive, per esempio tramite la progettazione di installazioni olfattive?
(AG) Nel 2012 ho iniziato una ricerca sulle zone urbane e gli odori che le caratterizzavano, intervistando persone che abitano in un’area determinata e mappando vegetazione e attività che producono profumi caratteristici; ho presentato insieme all’artista Fausto Salvi il lavoro FS-AG 13%, che ri-proponeva 5 esperienze olfattive attraverso l’uso delle Bogue-mask in ceramica, odori urbani legati alla mia città natale: Brescia.
Nel 2013 durante la settimana del design a Pechino ho presentato un lavoro analogo sviluppato sulle peculiarità della capitale Cinese installando 5 spazi vuoti all’interno di una casa appartenuta a una principessa del diciottesimo secolo, che ora ospita la galleria Wuhao. In ogni spazio veniva costantemente vaporizzato un profumo sviluppato per ricreare il senso odoroso possibile dei cinque anelli (circonvallazioni) di Pechino, dalla Città proibita allo Zoo, passando per le zone del commercio e dei mercati ed incrociando i cinque elementi tradizionali della filosofia Cinese.
Nel 2014 insieme a Francesca Gotti ho presentato un’installazione durante la mostra-evento TomatoRose negli spazi di Mari&Co a Milano: nella T1 room un gocciolatore rilasciava una sostanza odorosa che si infrangeva su un disco incandescente creando un’esperienza sonora-olfattiva unica.
Al momento sto lavorando ad un progetto molto ambizioso che lega spazio ed olfatto, se fossi un regista considererei questo lavoro, per ora segreto, un colossal. L’aspetto più interessante di questi e dei futuri progetti, oltre alla naturale sfida performativa che spazio e olfatto propongono, è la possibilità di creare collaborazioni e sinergie con persone nuove e diverse, uscendo dagli angusti spazi della profumeria e del commercio per immaginare soluzioni ed esperimenti liberi ed emozionanti.
Infine, vi invito tutti ad aderire a quella che potrebbe essere la più grande e globale performance olfattiva mai tentata: SOTD: illegal. Si tratta di un gruppo Facebook di persone sparse per il mondo che abbandonano fiale di profumo senza nome, affinché uno o più passanti possano farne esperienza come in un incidente, un cortocircuito di fruizione urbana.